Come curare uno stiramento muscolare senza farmaci

L’avvento della primavera porta con sé il desiderio di sport. Le belle giornate spazzano via la pigrizia e invogliano molte persone a praticare un’attività, anche per ritrovare almeno in parte quella forma fisica ‘misteriosamente’ smarrita durante i mesi invernali. In vista della prova bikini però l’ansia di ottenere risultati in fretta può spingere a bruciare le tappe tralasciando alcune fondamentali precauzioni – intensità graduale dell’allenamento, riscaldamento muscolare prima dell’attività – che predispongono il corpo a uno sforzo atletico e prevengono il rischio di dolorose conseguenze. È proprio in questi casi che possono presentarsi infortuni come le elongazioni muscolari, meglio conosciute come stiramenti muscolari, causati da gesti ‘atletici’ eseguiti senza la dovuta perizia e le necessaria preparazione.

Divertente, vero? Beh, uno stiramento muscolare fa molto meno ridere delle peripezie del ragionier Fantozzi, almeno dal punto di vista di chi ne soffre. In uno degli infortuni più frequenti tra quelli che occorrono a atleti professionisti e – in misura ancor maggiore – amatoriali, si produce un allungamento anomalo ed eccessivo delle fibre muscolari e dei relativi fusi neuromuscolari che, tesi oltre il limite consentito, possono lesionare l’intero muscolo o di un gruppo di fibre causando una rottura totale o parziale. Nel primo caso si parla di strappo muscolare, una lesione severa che può provocare una vera e propria impotenza funzionale del muscolo e richiedere terapie prolungate o addirittura un intervento chirurgico; se invece si tratta di una semplice contrattura, il dolore, l’ematoma e l’infiammazione scompaiono spontaneamente semplicemente tenendo il muscolo a riposo e accompagnando la guarigione con l’assunzione di antinfiammatori e impacchi caldo – umidi. Quando però dopo due o tre settimane il paziente non registra una riduzione della rigidità, dell’ipertonia delle fibre muscolari e del dolore, che resta acuto, allora è indispensabile instaurare una terapia specifica.

Nei casi di stiramento muscolare i massaggi sono di norma sconsigliati poiché si rischierebbe di aumentare l’infiammazione. La cura d’elezione è il riposo, accompagnato con l’assunzione di analgesici e antinfiammatori per ridurre il dolore. Assai efficaci si rivelano spesso le terapie che impiegano dispositivi elettrici stimolanti al fine di lenire il dolore, ridurre l’edema e la flogosi della parte infortunata e agevolare il raggiungimento di una perfetta guarigione. Tra questi le opzioni da vagliare includono la Tens (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulator ) e la Pemf (Pulsed electroMagnetic field).

Tens o Pemf: quale scegliere?

Thomas Edison, l’inventore – vero o presunto, non lo stabiliremo noi in questa sede – della lampadina, affermava quanto segue: ”Non conosciamo neanche l’un per cento di un milionesimo di nulla” frase a effetto che sottolinea la necessità di una ricerca continua rivolta alla innovazione in tutti i campi del sapere. La fisiatria non fa certo eccezione: è indispensabile conoscere i nuovi dispositivi che, coadiuvando le terapie comunemente utilizzate, possono aiutare a lenire il dolore e guarire più in fretta, oltre che le differenze tra le diverse terapie esistenti per poter cercare di quella che meglio si adatti alle esigenze del paziente – meno invasiva, più sicura, più efficace.

Quando si parla di elettrostimolazione il pensiero va subito alla metodologia Tens, in auge a cavallo degli anni Ottanta e Novanta e ancora oggi ampiamente utilizzata. Attraverso l’applicazione di lievi scariche elettriche per via transcutanea, si stimolano i nervi nell’area da trattare per bloccare la conduzione dello stimolo doloroso verso il cervello e, di conseguenza, distendere la muscolatura. La sua funzione è correlata a quella antalgica e offre una sensazione di sollievo al paziente. L’opinione medica si divide tra coloro i quali ritengono tale dispositivo inefficace e funzionale solo in terapie palliative del dolore e chi, invece, sostiene la valida efficacia terapeutica del trattamento.

Il principio alla base della Pemf, invece, si basa sull’uso di campi elettromagnetici pulsati che stimolano la vasodilatazione nel muscolo contratto. Lo stiramento muscolare, infatti, è un meccanismo di difesa innescato dal corpo in seguito a uno sforzo eccessivo; con l’incremento del flusso sanguigno, si avvia un processo inverso orientato alla distensione della fibra.

Gli effetti dei campi elettromagnetici pulsati nella cura dello stiramento muscolare e di altre patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico sono diventati oggetto di interesse e di ricerca a livello mondiale nella seconda metà del ‘900, quando alcuni medici sportivi ne hanno testato l’efficacia soprattutto sulla ricomposizione delle fratture ossee. Queste prove hanno evidenziato le peculiarità – efficacia, assenza di effetti collaterali, non invasività del trattamento – che hanno poi permesso di “sponsorizzare” questa metodologia anche oltre oceano.

A oggi molti ricercatori considerano la Pemf come la “terapia del futuro” sicura e versatile, efficace tanto nei casi di stiramento muscolare dovuto a sforzo quanto in lesioni dovute a condizioni climatiche avverse o squilibri posturali. Proprio per questa variabilità di situazioni ed eventi, sempre più ricercatori dedicano i loro studi a testare le potenzialità dei campi elettromagnetici per scopi medici.

Se hai riportato uno stiramento muscolare e desideri approfondire i benefici dei dispositivi che utilizzano la elettrostimolazione Pemf o Tens puoi consultare una ricca letteratura in inglese su PubMed, una biblioteca enciclopedica che raccoglie una infinità di articoli e studi clinici.