La medicina ayurvedica nella cura del dolore cronico

Il dolore cronico, causato da una quantità eterogenea di disturbi, va considerato esso stesso una vera e propria patologia da curare. A questa conclusione, ovvia solo in apparenza, la comunità scientifica è giunta solo negli ultimi decenni: fino agli anni Ottanta i fenomeni algici venivano approcciati solo in stretta correlazione con la malattia scatenante. Oggi si sono compiuti notevoli progressi: dal mal di testa al mal di schiena alla cervicalgia alle altre sofferenze di origine muscolare e articolare, quando il sintomo dolorifico ha un andamento ciclico o persistente anche dopo la guarigione biologica del corpo va trattato come malattia a sé stante, indipendente dalla causa originaria.

Non è un caso che recenti studi abbiano correlato il dolore cronico ad un rischio considerevolmente più elevato dell’insorgenza di sindromi depressive: si tratta di una patologia invalidante, perché capace di minare in profondità la serenità psichica di chi ne è affetto e condizionarne pesantemente la vita sociale. Lo stimolo doloroso costante induce inoltre la contrazione dei tessuti interessati e favorisce la cronicizzazione dei processi flogistici, una condizione nociva per la salute dell’intero organismo.

L’approccio olistico della medicina ayurvedica

Abbandonata da parte degli addetti ai lavori – per fortuna! – l’idea arcaica che la sofferenza fisica vada sopportata stoicamente, la ricerca medica ha compiuto negli ultimi tempi importanti passi avanti nel trattamento delle patologie algiche. Si assiste oggi ad un approccio sempre più multidisciplinare, una terapia del dolore globale, tendenzialmente olistica, che sfrutta metodiche integrate farmacologiche, fisiatriche e psico-comportamentali e ricorre finanche alla medicina non convenzionale, cui solo pochi anni fa la comunità scientifica ufficiale si rifiutava di riconoscere qualsivoglia efficacia.

Sono infatti molti i metodi alternativi che intervengono sul sintomo doloroso. Le pratiche dell’Ayurveda (antichissima disciplina indiana di mantenimento e cura del benessere psico-fisico della persona), per esempio, agiscono sullo stimolo dolorifico tramite diverse tecniche di massaggio, dieta alimentare e correzione dello stile di vita. Sebbene non sia ancora pienamente riconosciuto in seno alla comunità medica internazionale, l’OMS ha invece accreditato di recente l’agopuntura cinese come trattamento coadiuvante nella cura di numerose patologie e disturbi, fra cui appunto anche la sofferenza cronica.

Dolore cronico, un altro trattamento non farmacologico: la PEMF

Tra gli ultimi ritrovati della tecnologia medica, la PEMF – Terapia con Onde Elettromagnetiche Pulsate – risulta un efficacissimo rimedio contro l’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata, una delle cause principali del dolore cronico nei soggetti che praticano attività sportiva o che compiono sforzi fisici intensi. Lo dimostra lo studio presentato dall’equipe del prof. Sten Rasmussen al 13° Congresso Efort di Berlino. Il trial di sperimentazione in doppio cieco ha coinvolto 133 atleti che nelle ore successive al termine di una maratona avevano manifestato i sintomi dell’indolenzimento ritardato, ed ha evidenziato che il gruppo trattato con il dispositivo placebo continuava ad avvertire una sofferenza ancora intensa all’indomani della finta applicazione di onde elettromagnetiche pulsate e, soprattutto, riusciva a rendere una performance sportiva nettamente inferiore agli atleti che erano stati sottoposti alla vera terapia (27 minuti di corsa gli uni contro 61 minuti gli altri).

L’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata è prodotto da micro-distrazioni dei sarcomeri che causano così infiammazione e formano edemi e tumefazione; la metodica PEMF – attraverso l’invio di brevi impulsi elettromagnetici nel tessuto lesionato – genera all’interno del muscolo delle correnti in grado di ripararne le fibre. Suscettibile di essere applicato anche a soggetti che svolgono attività sportiva solo occasionalmente o che, a causa di patologie, sono affetti da danni artro-muscolari simili a quelli patiti dagli atleti, tale dispositivo elettromagnetico si dimostra meno invasivo e più efficace della TENS (Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea) – perché diversamente da quest’ultima non agisce sulla trasmissione nervosa dello stimolo doloroso – e, ancor di più, è preferibile ai farmaci, rispetto ai quali presenta il vantaggio di abbattere del tutto la barriera costituita da controindicazioni ed effetti collaterali.