Il fibroma uterino: sintomi, diagnosi, cura

Il fibroma uterino, è la neoplasia benigna più frequente nel sesso femminile: secondo le statistiche, dopo i trentacinque anni lo sviluppa una donna su tre. I fibromi uterini possono essere sia singoli sia multipli e si presentano spesso in modo asintomatico: in questo caso non si rende necessario alcun trattamento clinico. Talvolta però sono invece presenti delle manifestazioni sintomatiche, in particolare sanguinamenti anomali e inattesi, che richiedono particolare attenzione.

La paziente può notare un ciclo mestruale particolarmente abbondante, con la possibile comparsa di coaguli; come conseguenza di questa abbondante perdita ematica si può originare una anemia. In caso di fibromi uterini sintomatici la donna può accusare dolori pelvici accompagnati da una sensazione di peso o pressione che si aggrava durante i rapporti sessuali o con l’esercizio fisico. Molto spesso anche la minzione si fa più frequente per via della pressione che il fibroma esercita sulla vescica costringe la donna ad alzarsi più volte nel corso della notte per urinare. Nei casi più gravi si presentano episodi di incontinenza o difficoltà a svuotare completamente la vescica.

Fibroma uterino: può dare conseguenze?

Quando non dà sintomi, il fibroma uterino di norma non causa disfunzioni: in questi c asi ci si può limitare a tenerne sotto controlla la crescita con visite ed esami eseguiri con regolarità. Quando però è sintomatico, se non trattato, può essere responsabile di infertilità o compromettere il buon esito di una gravidanza. Si tratta di casi relativamente poco frequenti, ma non per questo vanno sottovalutati: il fibroma uterino tende a crescere, specie nelle donne in stato interessante, e può arrivare a creare difficoltà nel concepimento o nella gestazione. Se particolarmente esteso e in posizione critica, il fibroma può essere responsabile di contrazioni anomale o particolarmente violente o provocare una riduzione della crescita del feto. Va detto d’altro canto che spesso fibroma e gravidanza risultano perfettamente compatibili, dal momento che pur aumentando di volume durante i primi mesi di gestazione il fibroma non ostacola in alcun modo il normale sviluppo del feto. Dall’inizio della menopausa il fibroma uterino tende, di norma, a regredire o a scomparire spontaneamente; al contrario, le terapie ormonali sostitutive possono favorirne lo sviluppo.

Altri sintomi imputabili a questo tumore benigno possono essere dolore lombare o addominale, a volte esteso anche alle gambe, pressione sull’intestino con conseguente stipsi e meteorismo, dilatazione renale dovuta alla compressione ureterale. In presenza di uno o più di questi sintomi si rende necessaria una valutazione ginecologica.

Fibroma uterino: diagnosi, cura, trattamenti medici

Alla diagnosi di fibroma uterino si arriva semplicemente tramite l’esame obiettivo della pelvi. Una successiva ecografia, una Tac o una risonanza magnetica potranno confermarla. Fra le tecniche di indagine endoscopica è molto utilizzata anche l’isteroscopia che consente una facile esplorazione ottica della cavità uterina. A distanza di qualche mese dalla diagnosi la paziente deve sottoporsi a una seconda visita che permette di valutare la rapidità di crescita del fibroma uterino. Quelli stabili vengono normalmente ricontrollati dopo circa un anno mentre, quelli sintomatici, possono essere trattati con farmaci, specialmente progestinici, in grado di ridurre il sanguinamento. Una sintomatologia importante o che non risponde ai farmaci deve essere trattata chirurgicamente tramite miomectomia, l’asportazione chirurgica del fibroma, utilizzata soprattutto in caso di aborti ricorrenti o quando, in assenza di altre cause di sterilità, la donna desidera una gravidanza. Se la paziente presenta uno o più fibromi uterini sintomatici e non desidera gravidanze – o non può più concepire – può essere eseguita la isterectomia.

La tecnica chirurgica utilizzata viene scelta in base a diverse valutazioni riguardanti l’età della paziente, il tipo di fibroma e il suo stato di avanzamento. Un intervento poco invasivo può essere condotto tramite laparascopia o impiegando a scopo terapeutico e non diagnostico la isteroscopia. Un’eventuale alternativa a questi interventi chirurgici è rappresentata dalla embolizzazione arteriosa dei fibromi uterini. Questa tecnica, anch’essa poco invasiva, blocca il flusso di sangue verso l’utero ma è comunque riservata a casi selezionati. In particolare, oltre che su pazienti che desiderano diventare madri, può essere presa in considerazione solo quando il fibroma uterino ha dimensioni inferiori ai 12 cm. e non risponde al trattamento farmacologico.

Fonti

1. http://www.humanitas.it/pazienti/malattie-e-cure/sistema-riproduttivo-e-urinario/7794-fibromi-uterini

2. http://www.albanesi.it/salute/fibroma_uterino.htm

3. http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez18/2402099.html

4. www.fibroma.it